la Luisona e la Madeleine

Un blog di cucina coerente

su questo blog ci sono ancora delle forme di vita, non del tutto intelligenti, ma ci sono

Milano, Cagliari, Milano, Cagliari, Milano, Torino, Milano, Torino, Milano, Torino, Milano, Torino, Milano, Torino, Milano Cagliari, Milano, Genova, Milano.
Queste le tappe degli ultimi mesi. Il posto che ho visto meno è la cucina.
Ma che mi giustifico a fare, poi come se in rete mancassero le ricette… veniamo al dunque.


Chiocciole al pesto di pomodori secchi, una ventina, circa.

750 gr di pasta per la pizza
6 pomodori secchi
50 gr di anacardi
un bicchiere di latte
un cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro
un cucchiaio d’olio evo
uno spicchio d’aglio

Se c’è una cosa che bisogna riconoscere ai vegani, è la rivalutazione degli anacardi. Io, per dire, manco alle feste li ho mai visti e alle mie FesteMeste non li ho mai offerti. Essi, però, son parecchio buoni: decisamente diversi dalle arachidi, meno oleosi, meno pesanti.
I vegani ci fanno quelle buffe cose tipo il veg-parmigiano e robe così. Noi ci facciamo il pesto ché la frutta secca è sempre una buona idea, un po’ ovunque.

La base del pesto l’ho rubata a un cuoco con la voce di Bubu che ho visto in TV, non so chi fosse e, pure se ho molto modificato la ricetta, gli son ben grata perché l’idea era ottima.

Inutile dire che potete condirci la pasta, col pesto, io l’ho fatto con grossa soddisfazione, ma le chiocciole fanno compagnia e durano più a lungo.

Sulla pasta per la pizza non mi pronuncio: ognuno ha la propria ricetta e non serve ricordarvi che questo è un blog che non c’ha voglia; che non usa il lievito madre e che al massimo è capace di attendere tre ore per una lievitazione (non è vero: ho fatto robe ben più complicate ma a metà mi annoiavo e non vorrei annoiare voi)… insomma che siano tre ore o tre giorni, scegliete l’impasto per pizza che preferite.

Vabbè, mossa a pietà: le mie dosi consuete prevedono 400 ml di acqua o latte o misto, 500 gr di farina, tre cucchiaini di sale, uno di zucchero, una bustina di lievito di birra secco e, volendo, 30 gr d’olio evo. Ed è con sfrontata arroganza che vi confesserò che qui a Milano, questa volta, ho pigramente comprato l’impasto pronto dell’Esselunga, ed era pure buono.

Voi prendete i pomodori secchi e gli anacardi e li tenete a bagno nell’acqua bollente per il tempo necessario a raccattare gli altri ingredienti dalla dispensa.

Scolate il tutto, aggiungete il latte, l’olio, l’aglio e il concentrato e frullate col mixer a immersione fino a ottenere una crema dignitosamente liscia, che vuol dire che se vi piace più rustica vi fermate prima, insomma vale tutto.

Dividete la pasta in due parti e stendetele, serenamente con le mani, in due rettangoli dell’altezza di un centimetro circa.
Spalmate con generosità il pesto sulle due superfici: qui non si fanno prigionieri, quindi non lesinate.
Avvolgete ciascun rettangolo su se stesso e tagliate i rotoli a fette di circa due centimetri.

Disponetele su una teglia rivestita di carta forno bagnata con poco latte. Spennellate ogni chiocciola con altro latte e infornate alla massima potenza per un tempo che ignoro completamente ché ogni volta mi scordo di controllare.
Il profumo in cucina sarà un buon segnale per capire come regolarsi.

Levate dal forno e fate riposare su una gratella, as usual.

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