la Luisona e la Madeleine

Un blog di cucina coerente

Pain brioche, o pan brioche: i problemi di nomenclatura si risolvono a tavola

Se sei abbastanza cretina, tutto è un regalo, tutto una sorpresa.
Niente poesia, ma molto – poco – acume.
Sabato ho lanciato degli ingredienti a caso nella macchina del pane, sono uscita per un tè e un’animata discussione sulla possibile candidatura di Boris Johnson a primo Ministro inglese e, quando son rientrata e facevo per aprire la porta di casa, un profumo di dolci mi ha avvolto e ho invidiato lo sconosciuto vicino col forno caldo.
Ero io.
Non già il forno bensì la bread machine aveva lì pronto, da poco più di dieci minuti, un pain brioche alto alto, bello e profumatissimo, di cui mi ero completamente dimenticata.
Son regali: se non hai memoria, son doni dei più preziosi.
Come quando l’armadio sputa fuori robe che stavi per ricomprare nuove, identiche.
Come quando guardi più film in hindi di uno di Madras e poi scopri che quello che per vent’anni hai usato come copridivano è un sari (Lo so che non si chiama più Madras, ma chi l’ha mai sentita Chennai?).
Quindi ecco: ho fatto il pain brioche, ecce pain, ecce brioche.
Naturalmente senza uova: mai un uovo dovrà entrare nei miei trenta metri quadri, mai!
Però con i semi e con la scorza d’arancia.
Che poi io non avevo manco in programma di farlo, ma venerdì notte ho avuto questa bella idea di provare le scorze d’arancia candite al microonde – di cui non avrete la ricetta perché non sono ancora certa che siano veramente commestibili – e, avendole fatte asciugare su un vassoio cosparso di zucchero semolato, non volevo che quello avanzato, bello profumato di zeste, andasse sprecato e così l’ho usato nel dolcetto.

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Pane dolce all’arancia e semi senza uova

Prima di tutto, vi serve una macchina del pane, oppure uno che impasti per voi, si accorga che il tutto è lievitato e tenga sotto controllo il forno fino a perfetta doratura e, nel caso, anche uno stampo da plumcake… ma io c’ho la macchina e ve la consiglio come strenna natalizia, veramente: magari come me impiegate quindici anni ad apprezzarla però poi diventa amore vero.

500 gr farina
75 gr zucchero
la scorza grattugiata di un’arancia
100 gr di semi a caso
1 bustina di lievito di birra secco
250 ml latte
mezzo bicchiere d’acqua
80 gr burro morbido
un pizzico di sale

Le persone virtuose unirebbero gli ingredienti man mano e con criterio; io ho lanciato tutto nella macchina mettendo giusto prima i liquidi poi i solidi; ho impostato il programma pane francese – per semplice coerenza onomastica – con crosta scura; ho schiacciato start e sono uscita per il mio tè e per arrivare ad alte conclusioni tipo: vuoi vedere che questi aspiranti capi del mondo c’hanno tutti lo stesso parrucchiere…
Tre ore e cinquanta minuti dopo il gioco è fatto. Vi ritrovate un robo abbronzato come il panettone, che profuma d’arancia ed è dolce il giusto per essere mangiato nudo o vestito di creme ciccione.

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pain brioche o pan brioche senza uova al profumo d’arancia

Senza macchina, vi consiglio comunque, dopo aver impastato, di uscire per il tè, ma tornate un’ora prima, scaldate il forno, buttate il composto in uno stampo rettangolare e fatelo cuocere, magari coperto, per quaranta minuti o poco meno.
Ho messo nell’impasto i semi a caso che uso per condire l’insalata, nello specifico papavero, girasole, sesamo e lino: si son rivelati ottimi e croccantini, una sorpresa nella sorpresa… mica sceme, le cocorite.

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Fette di pan brioche appena sfornato

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