la Luisona e la Madeleine

Un blog di cucina coerente

Focaccia di…

Che fine avessi fatto fino a oggi è presto detto: ero qui, ingrassavo.
Ah quindi cucinavo senza condividere?
Precisamente.
E magari facevo pure le foto al cibo!
Magari sì.
Ho la cartella “cibbbbo” carica carica di…
Però ingrassavo!
Perché ingrassavo?
Perché oltre a cucinare e fotografare robe buone e graziose, ne mangiavo pure altre… WARNING! ACHTUNG! PAROLE PERICOLOSE: cose pronte! Già pronte! Quelle nella scatola, nella latta, nel barattolo di vetro, nel tetrapak!

Il problema è la LIDL, la LIDL non è un discount banale, è un posto dove i tedeschi ti fanno mangiare, ogni manciata di giorni, specialità da tutto il mondo… anche se in genere le fanno sempre loro, in Tedeschia.

E io, che non amo troppo prender l’aeroplano, devo assaggiare tutto! Mi arrivano pure le notifiche coi nuovi volantini sul telefono e non ho intenzione di smettere.

Ma cucinare rilassa, aprire un barattolo e versare non è minimamente terapeutico.
Quindi è il caso di riprendere buone abitudini ripartendo dalle materie prime.

Focaccia di Selargius.

Dove Selargius è sempre dove vivo io e il richiamo è, ovviamente, alla focaccia di Recco.
La focaccia di recco è una cosa spettacolare i cui ingredienti si contano sulle dita di una mano: acqua, farina, sale, olio, stracchino (lo so che ci andrebbe la prescinseua ma, anche ammesso che impariate a pronunciarlo, ditemi voi dove trovarla fuori dalla Liguria… no, sul serio! Ditemelo ché la voglio!).

Stracchino dicevo…
A Selargius: camembert!

Il camembert è una cosa irresistibile, puzza da morire, il che fornisce un’ottima scusa per finirlo subito, cosa che non avrei problemi a fare direttamente al supermercato, senza vergogna.
Questo per far capire che, quando al Conad ho trovato il Camembert géant, che vuol dire gigante, io non ho potuto resistere.

Mal me ne incolse, che ve lo dico a fare, ché del camembert non aveva nulla se non, lievemente, l’aroma e sembrava, invece, stracchino.

Ed ecco la soluzione.

Dosi per… mai abbastanza, ma vi serve un teglione.

260gr farina
120gr acqua
30gr  vino bianco
2 cucchiai olio di semi
sale
olio evo
altra acqua
300gr camembert deludente

Perché il vino? Perché migliora sensibilmente la resa delle cose che devono diventare croccanti. E poi tanto ci ho messo il camembert, l’ortodossia della focaccia di Recco è già bell’e perduta!

Impastate acqua, farina, olio di semi, vino e un pizzico di sale fino a ottenere un bel panetto morbido ed elastico; io come sempre ho lanciato tutto nel robot e ci ha pensato lui.

Dividete l’impasto in due parti e stendete sottilissima la prima metà.
Se avete a portata di mano un uomo che si sente in colpa a non far nulla ma che quando aiuta fa più danno che altro, è il momento di mettergli in mano il mattarello e farlo lavorare… sperando, certo, che non abbia un fisico da sollevamento pagine, nel qual caso fate come me: mattarello di marmo e passa la paura.

Vabbè, qualcuno a questo punto avrà steso e qualcun altro si sarà procurato un teglione ampio tanto quanto sarete stati in grado di stendere la sfoglia, anzi appena meno, che poggerete su carta forno e poi nel teglione di cui sopra.

Tagliate il camembert inadeguato a fette e sistematele sulla sfoglia.

Stendete l’altra metà dell’impasto e coprite la prima.
Io vi avviso: c’è da rifilare. La seconda sfoglia dovrebbe avere esattamente l’ampiezza del teglione, mentre la prima, come ho detto, deve essere un po’ più grande, in modo da ottenere l’effetto della foto.

Irrorate d’olio la superficie della focaccia e poi battezzatela: bicchiere pieno d’acqua, quattro dita dentro e schizzate sull’olio (facciamo due cucchiai d’olio e tre d’acqua? Facciamolo).

Cuocete in forno, alla massima temperatura e ventilato finché la superficie non è bella colorata, sinceratevi che sia cotta anche sotto e sfornatela, tagliate in quadrati e godetene tutti.

Tricks
Vi ho detto, no, che c’è da rifilare, quindi, con gli avanzi di sfoglia potete fare una sorta di cracker spennellandoli con poca salsa di pomodoro, olio e sale, pochi minuti in forno e gnam.

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