la Luisona e la Madeleine

Un blog di cucina coerente

Dell’uva a marzo e della stupidità tutto l’anno

La mia amica Roberta – cui, come già chiarito nell’avviso ai naviganti, questo blog deve la sua papera – ha recentemente portato a termine un esperimento: trascorrere un intero anno senza fare shopping. Ne ha parlato diffusamente qui.
Sono abbastanza convinta che senza acquisti si possa stare pure per due giri intorno al sole quando non oltre, ma se poi una tua amica conclude davvero felicemente l’esperimento, tu non hai più scuse per quei cassetti traboccanti di stoffe colorate.
Quindi non è che le sia grata.

Ma se sono prodiga nei negozi, ancor più lo sono al supermercato e siccome sono molto più cretina della media, ho deciso di ripetere l’esperimento, peggiorandolo.
Intendo verificare per quanto tempo mi sia possibile stare senza fare la spesa, iniziando a contare da un giorno all’altro, quindi senza prepararmi all’evento.
Ci sono evidentemente degli strappi da fare alla regola, tipo inevitabili pasti consumati fuori casa o evitare lo scorbuto, però, ecco, da quando ho pensato a questa operazione, sono entrata all’Esselunga solo per comprare una lampadina e sono uscita soltanto con quella.
Son traguardi.

Se già la premessa vi ha fatto venire l’orticaria, chissà che cosa penserete di me a sapere che, poco prima di iniziare l’esperimento, a fine marzo, ho comprato l’uva: mangio poca frutta e ogni tanto mi sento in colpa, così ho preso al supermercato quella più facile e leggera da portare a casa, i famosissimi acini marzolini.
Piaccia o meno lo stravolgimento delle stagioni che non smetto di assecondare, l’uva c’è e rientra perfettamente nelle provviste non necessarie che avevo in casa e che, per altro, non ho neppure assaggiato fino a oggi.
Ci ho improvvisato una focaccia dolce, tipo quella toscana, ma fatta un po’ a caso.
Mi ha dato soddisfazione.

350 gr farina
100 gr zucchero
200 ml acqua
sale
lievito di birra
6 cucchiai d’olio evo
400 gr uva nera
rosmarino

Quando si impasta con lo zucchero, le robe vengono sempre più liquide del previsto, quindi la quantità d’acqua è indicativa e dovrete aggiungerla poco alla volta.
Impastate tutto, tranne l’uva, e fate lievitare fino al raddoppio di quella che dovrebbe risultare una pasta da pane leggermente più morbida del consueto.

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Una volta lievitata, stendete la pasta in due dischi, uno con due terzi del composto e uno col resto.
Ungete la superficie del disco più grande e poi farcitelo coi due terzi degli acini d’uva, lavati e ben asciugati.

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Coprite col disco più piccolo rimboccandolo coi bordi di quello sottostante.
Ungete anche la seconda superficie e cospargetela con gli ultimi acini e del rosmarino tritato.

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Infornate a 190° per almeno mezz’ora o comunque fino a raggiungere una bella doratura sia sopra che sotto.

Servite freddo, il giorno dopo meglio ancora.

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Il rosmarino col dolce mi pareva un’idea geniale ma ho poi temuto di aver fatto una fesseria; invece si è rivelato abbastanza adatto a creare un gioco a tre sapori con l’uva e l’olio extra vergine.

Questo esperimento, insomma, è riuscito, quello mio delle provviste potrebbe fallire anche domani, non è detto che vi tenga aggiornati.

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