la Luisona e la Madeleine

Un blog di cucina coerente

Birra e porri… ma non in quel senso lì

Normalmente le mie foto sono gialle,
oggi sono marroni.
Però è voluto, anzi inevitabile.
Chiedo scusa fin d’ora per la cosa vagamente hipster che sto per dire ma mi tocca.
La Guinness, ok, è una birra bevibile, ma le stout artigianali sono un altro mondo.
Sia chiaro: se dei pubblicitari volessero burlarsi di me facendomi degustare della birra di un microbirrificio e poi, dopo le mie alte lodi, mi
rivelassero che è Guinness , io ci cadrei con tutte le scarpe e loro avrebbero ragione.
Ma quando mi è capitato di bere stout buone, mi son rimaste nel cuore, la Guinness meh.
Però l’avevo in frigo – che vuol dire che comunque per qualche ragione l’avevo comprata – e siccome continua il mio
tentativo di sopravvivere senza andare a fare la spesa, è diventata parte della ricetta di oggi.
Che è un banale risotto, però ci sono i porri e c’è la birra.

Certo, è molto più semplice iniziare un esperimento di gestione delle risorse quando qualche settimana prima hai avuto in
dono un chilo di riso di qualità e un menhir di Grana Padano, quindi in effetti son partita in vantaggio rispetto a
Gwyneth Paltrow, ma lei doveva sensibilizzare il governo americano, io devo soltanto far ingrassare i miei venticinque
lettori, che non ho.

Dosi per dove si mangia in due si mangia anche in quattro

300gr porri
150gr riso
1 lattina di Guinness da 33dl
brodo vegetale (certo che ho usato il dado) quanto basta
olio evo
parmigiano a discrezione o a decenza

È un risotto, quindi lo sapete fare tutti, forse anche Gwyneth Paltrow lo fa meglio di me, ma ve lo spiego lo stesso, se
no poi non vi viene bello marrone come il mio.

Tagliate grossolanamente i porri senza perder tempo a tritarli ché la vita è quello che succede, altrove, mentre voi
indugiate sul tagliere.

2015-04-12 15.12.14

Fateli soffriggere per bene a fuoco basso con sufficiente olio, quando saranno belli appassiti e
appena dorati aggiungete e fate tostare il riso che poi vuol dire che si beve tutto l’olio e cambia aspetto, poco meno
che soffiato, non so dirvi quanto tempo sia necessario, però succede e si vede.

Sfumate con la birra. So che è tanta, ma l’alcol se ne va e lei sostanzialmente inizia a caramellare e insomma la ricetta è mia.

Quando il riso si è bevuto pure la birra, iniziate a bagnarlo col brodo, poco alla volta: una prima mestolata per
raccogliere il fondo caramellato e le altre per far crescere il riso.
Saprete quando è pronto in base all’assaggio: io tendo alle cose troppo al dente, mi dicono, quindi non mi pronuncio.

Mantecate col parmigiano ricordando che quando abbondate Stalin non vi vede ma Gwyneth sì.

Servite.

riso05

Nell’ottica del non si butta via niente che la mia sfida alla dispensa pone, ho cercato sull’internet un modo
interessante di sfruttare le croste del formaggio.
È venuto fuori che tutti tranne me sapevate di questa cosa meravigliosa che son le croste soffiate o fritte e vi odio,
perché nessuno me le ha mai proposte prima.

Io le ho fatte al microonde ché ci voglion due minuti e non serve l’olio.
Si pigliano le croste, si tagliano a cubetti, si piazzano su un piatto piano ben distanziate, si lanciano nel forno per
un minuto e mezzo o due alla massima potenza, si levano, si aspettano cinque minuti e sono pronte.
Ci si siede e si mangiano piangendo di felicità.

croste
Io le ho poi leggermente sbozzate – in cottura esplodono – per farle tornare cubiche.

Siccome poi arriva l’ostruzione delle arterie, assicuratevi di avere calze e mutande dignitose per quando arrivano i
paramedici.

Ah, poi volevo segnalarvi la nuova sezione “Hard-core Discount” nella quale ho classificato le ricette i cui ingredienti
vengono da posti esotici tipo Lidl o dalle super offere fuori stagione e contro natura dell’Esselunga. Ma più che altro
ve la segnalo perché sono particolarmente fiera del nome.

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